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LA STORIA
Al primo tentativo di prendere la patente motociclistica, a dire il vero, l'avevano bocciato: «Ebbi la sfortuna di trovarmi faccia a faccia con un'esaminatrice donna, la cui antipatia per i preti era inferiore soltanto a quella per le motociclette.
Per girare il coltello nella piaga, inoltre, mi disse che in sella rappresentavo una minaccia». Ma il reverendo William Shergold la moto doveva guidarla a tutti i costi, perché era il mezzo più agile ed economico per battere il territorio della sua parrocchia. E perché gli piaceva da pazzi.
 
La nascita del "59".
Quando, nel 1959, a trent'anni fu nominato vicario della chiesa di St Mary a Eton, Hackney Wick, un sobborgo orientale di Londra, uno degli altri curati - il reverendo John Oates - aveva appena creato un gruppo giovanile, che aveva battezzato "59 Club". Grazie al fatto che l'organizzazione benefica della chiesa, la Eton Mission, era finanziata dalla prestigiosa scuola pubblica omonima, l'inaugurazione del "59" era stata degna di una première internazionale, con ospiti del calibro di Cliff Richards, all'epoca la star britannica numero uno, Elizabeth Taylor, la principessa Margaret, Lord Snowdon e il Vescovo di Bath e Wells. 
 
Ma la visione del Club di Shergold era molto lontana dall'high society che rappresentava il gruppo sociale di riferimento di Eton. Lui voleva «rompere con tutti quegli antichi club giovanili» e attirare i giovani scontenti, incazzati. Come i "rocker", i ragazzi che si spostavano da un bar all'altro sfrecciando sulle strade periferiche della metropoli a bordo di motociclette sfacciatamente modificate, che il perbenismo british considerava ormai una minaccia. «I giornali erano pieni di paurose storie su giovani anti-sociali», Shergold avrebbe ricordato in seguito. «Io avevo notato che le sale da bowling e i caffè vietavano l'accesso ai motociclisti. Perciò ho pensato: "Perché non possono avere un club tutto per loro, dove andare e venire come gli pare?». 
 
1962: il "59" diventa il primo "cafe racer". Un giorno del 1962 indossa la sua giacca di pelle nera e una sciarpa, per nascondere il collare da prete, e inforca la sua Triumph per andare all'Ace Cafè sulla Circolare Nord, un bar frequentato da motociclisti che s'incontravano lì per bere caffè e ascoltare musica al juke-box.
 
Shergold si fa coraggio ed entra nel locale, dove si mette a distribuire volantini della sua chiesa e a invitare i "duri" con i berretti di cuoio e gli stivali neri a passare il sabato sera alla Eton Mission: «Ero sicuro che come minimo ci avrei lasciato i pantaloni», avrebbe confessato dopo, «oppure che avrebbero gettato la mia moto nel canale». La sezione motociclistica del "59", il primo "cafe racer" della storia, nasce così.
 
tratto da: 
“ IL REVERENDO ROCKER WILLIAM SHERGOLD E IL "59 CLUB": ALLE ORIGINI DEI CAFE RACER” di Alberto Vaccaro, da GQ del 25 luglio 2012
per saperne di più: http://www.the59club.org.uk

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